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chiesa di alonte
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I SENTIERI

Variante "Bosco dei Molini"

Questa deviazione consente di conoscere un po' più da vicino alcuni aspetti culturali propri dell'ambiente attorno ad Alonte.
Giunti al Valico di Corlanzone che collega Alonte con Lonigo si abbandonano i segnali de.l Sentiero 45 per scendere in direzione
del locale cimitero. Oltrepassato il camposanto si prende Via Molini che risale dolcemente l'omonima valle.

I mulini di Alonte
Anche qui, come in altri luoghi dei Berici, la presenza di abbondante acqua sorgiva perenne ha favorito in passato l'insediamento
di alcuni mulini.
S'.incontreranno sulla sinistra tre edifici equidistanti che furono altrettanti mulini azionati dall'acqua di una roggia, qui chiamata "Rio". Durante il secolo scorso finirono per essere condotti tutti dalle famiglie Pozza, mugnai del luogo (alcuni soprannomi nati Carlini, da quando un Pozza sposò la figlia di un certo Carlo Spaliviero detto Conte Carlino).
Il primo che si incontra era all'inizio dell'800 di proprietà di Pedrin Francesco, poi passato a un tale Dottor Vanzetto. La sua ruota "a spinta" si fermò nel 1966 dopo aver macinato granaglie per tutta la zona fino a Sossano e Bagnolo. Oggi è irriconoscibile per-
chè completamente adattato ad abitazione: parti di macine e altri elementi lapidei sono sepolti sotto il cortile.
Il secondo mulino conserva ancora il suo aspetto rurale. Due secoli fa era di un Trevisan detto Cassandrin. Fu mulino da grano a due ruote, una per il "bianco" (frumento per farina da pane e pasta) e l'altra per il "giallo" (granoturco per farina da polenta e crusca o per altri cereali). Trasformato a una sola ruota idraulica "a peso" (cioè con l'acqua che arrivava da sopra) verso la seconda guerra mondiale dal noto artigiano Callisto Peloso da Grancona, finì la sua attività con la scomparsa dei fratelli Pozza che nel 1985 erano
ancora orgogliosi di mostrare il buon funzionamento del loro mulino (a Sergio Pozza mancavano pollice e indice della mano destra, perduti a otto anni giocando tra gli ingranaggi del mulino di suo zio). Da quegli anni la ruota in legno e ferro di 4,2 metri di diametro giace immobile sul retro dell'edificio, awolta dalla vegetazione e dalle incrostazioni, inutilmente percorsa dall'acqua del Rio.

Il mulino vicino alla sorgente era a una sola ruota di 5,2 metri di diametro le
cui tracce sono ancora visibili tra le vistose concrezioni sul lato nord.
Originariamente era un semplice edificio a pianta quadrata costruito apposta per una sola coppia di mole ed era dell'Arcipretura di Alonte; quando si macinava, il conduttore riposava in una cameretta nel sottotetto. Successivamente lo stabile fu ampliato con casa e stalla abitata stabilmente da una famiglia di mugnai. Allontanatesi gli ultimi due fratelli Pozza (scapoli anche questi come molti altri mugnai dell'ultimo periodo), le adiacenze sono state adibite ad alle vamento di trote data la quantità d'acqua disponibile, ma oggi è ritornato tutto in abbandono.
Fuori dalla valle e verso il paese un rusticale ancora riconoscibile è cono sciuto come La Pila. Qui una ruota, spinta dal Rio, permetteva di "pilare" il riso che si coltivava nelle risaie della famiglia Revese a cui l'im pianto apparteneva. Passò poi a certi Dal Bosco e in ultimo alla famiglia Contro.
Un'altra pila da riso era presente nel primo '800 nelle proprietà dei Trevisan (Camillo e fratelli) a sud del paese dove ancor oggi sul retro dell'antica casa padronale scorre il Rio, anche se ormai completamente intubato.

Gli ultimi mugnai di Alonte recitavano con piacere una breve loro filastrocca che identificava luoghi e azioni di un mondo ormai scomparso:
"Su che andrem I Se podarem I Possa non possa I Un gran alla volta.
(Primo mulino in alto con tanta acqua dove si poteva sempre macinare / Secondo mulino ben dotato ma meno alimentato del primo / Terzo mulino dove la forza idraulica diminuisce ("Possa" allude ai Pozza) / Ultimo mulino dove l'acqua con poca energia poteva azionare solo i "piloni" per il riso).

La sorgenle e la grotta dei mulini
La Sorgente dei mulini è una delle più copiose e perenni dei Berici meridionali tanto da generare un corso d'acqua di parecchi chilomelri. Vi scaturiscono le acque meteoriche
che, raccolte nella massa di terreni e rocce retrostanti, scen dono fino a incontrare dei livelli impermeabili e quindi fuo riescono per dei collettori di un complesso sislema di fratture negli strati calcarei.
La Grotta dei Mulini di Alonte si trova un centinaio di metri più a nord e un po' più in quota della sorgente ad essa collegata.
La suggestiva imboccalura si apre alla base di una grande cengia a strapiombo frequentata da rocciatori. A seguito di intense piogge, conlribuisce a scaricare le acque
meteoriche che vengono assorbite velocemenle dall'altopiano carsico sovrastante caratterizzalo da molte doline. La grotta di tipo "risorgente" è di difficile penelrazione per la presenza di sifoni e tratti perennemente allagati.
E' stata oggetto di varie spedizioni speleologiche che hanno accertato uno sviluppo esplorato di 670 m (seconda cavità naturale più lunga dei Berici) con un dislivello; rispetto all'ingresso, da -5 a+ 11 m.

Le tombe rupestri, il castello e altre antichità
Il colle di Alonte pur alto solo un centinaio di metri è stato frequentato già nella preistoria per la sua posizione isolata, facilmente difendibile, e per la vicinanza all'acqua e ad altre risorse. Lo attestano strumenti di selce, terracotte e frammenti metallici rinvenuti specialmente nel versante che scende in Vai Molini e risalenti a circa 3500 anni fa, all'Età del Bronzo.
Sul versante meridionale del colle, invece, si possono osservare una serie di antiche fosse funerarie scavate nella roccia. La giacitura orizzontale degli strati di alcuni cigli rocciosi ha favorito l'insediamento di una piccola necropoli rupestre. Rimangono ben visibili otto tombe di forma rettangolare e dimensione tale da contenere un corpo
umano. Sui lati interni più stretti presentano dei rialzi, con funzione di capezzale, mentre lungo il perimetro esterno è ricavato un canale per l'alloggiamento della copertura e lo scolo delle acque. Alcune altre sono semidistrutte e occultate dal terreno incolto. Simili alle tombe di Barbarano Vicentino, presentano anche lo stesso orienta mento (prevalentemente NW-SE) che oltre ad essere dettato dalle simili morfologie dei due siti parrebbe essere intenzionale. Per ana logia con altri luoghi, la necropoli viene fatta risalire al IV-VII secolo, quando sul colle di Alonte esisteva un luogo di culto non ancora
obbligato all'usanza di seppellire i morti presso le pievi cristiane.
La sommità del colle fu probabilmente fortificata già nel IX secolo durante le invasioni degli Ungari, ma la mancanza di documenti medievali per la conoscenza del caposaldo potrebbe essere colmata con una ricerca di tipo archeologico. Infatti, se dopo l'abbandono del castello il luogo divenne una comoda "cava" di pietrame pronto per l'uso, sul luogo rimangono ancora muraglioni, cunicoli semisepolti, trinceramenti e grossi massi squadrati che se studiati farebbero maggior luce anche sull'antica chiesa incastellata di Alonte.
Della vecchia chiesa, ricostruita e intitolata a S.Biagio, si possono oggi vedere solo le mura perimetrali, austere testimoni delle secolari vicende di Alonte, salvate solo recentemente dalla completa rovina dagli attuali proprietari.


Testi di Giuseppe Baruffato

 

 

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